C'era una volta una principessa bellissima, prigioniera in una torre inespugnabile. Uno stregone malvagio aveva posto a guardia della torre un drago ferocissimo, e tutti i principi che avevano tentato di salvarla avevano fatto una brutta fine. La povera principessa non aveva mai nessuno con cui parlare e si sentiva terribilmente sola e triste.
Un giorno, mentre giocava a solitario come al solito, udì un sibilo che aumentava d'intensità. Stava per affacciarsi alla finestra, quando fu investita da una nube di polvere e calcinacci.
- Ahi! Ahi! Che male! - disse la figura che uscì dal polverone.
- Chi sei?
- Sto bene, sto alla grande!
- Ehi, dico a te che sei piovuto dal cielo!
- Ah, sì, io sono un principe, un principe azzurro.
- Mio salvatore! Come hai fatto ad arrivare qua?
- Beh, modestamente, mi sono fatto catapultare.
- Che bello! E come mi porterai via dalla torre?
- In realtà, non c'è una via d'uscita.
- E allora che sei venuto a fare?
- A farti compagnia.
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martedì 8 settembre 2015
Non ci sono più i prìncipi di una volta
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mercoledì 2 settembre 2015
Piccolo grande amore
In una città celebre per la parsimonia dei suoi cittadini un venditore ambulante di verdure sostava con il suo carretto di fronte alla basilica dell'Annunziata. Era mattino presto: le donne si affrettavano alla prima messa e varcavano ancheggiando il portone, sotto lo sguardo compiaciuto dell'ambulante.
Ma nel frattempo un mazzetto di basilico aveva occhi solo per il suo grande amore:- Basilica! Perché siete così fredda? Io vi amo tanto!
- Non siate insolente, con quale diritto mi rivolgete la parola?
- Ecco, fredda e bellissima. Possibile che siate così indifferente al mio amore?
- Ma quale amore! Non vedete come siete piccolo e mingherlino, e poi...
- E poi?
- E poi, beh, insomma, lo sapete, io sono una donna di chiesa!
- Ma il mio amore è puro!
- Vi ho detto no, non mi scocciate: non vedete quanta gente importante devo accogliere? Non ho tempo per voi.
Il basilico stava per ribattere che neppure lui aveva molto tempo, ma proprio in quel momento il venditore lo prese dal banco e lo consegnò ad una massaia con cui stava contrattando il prezzo da mezz'ora.
La basilica fece finta di non essersene accorta, e continuò per secoli ad accogliere i credenti. Ma tutte le volte che in un'omelia sentiva pronunciare la parola “amore” si commuoveva al ricordo di quel suo mazzetto innamorato.
domenica 30 agosto 2015
Mappa del tesoro
Ti cerco a destra e a manca
– e soprattutto a manca – e sopra e sotto.
Quanto mi stanca
mettere di traverso il numero otto
e a te moltiplicandolo
rendere il senso della mia ricerca.
Ho perso il bandolo
e il labirinto si misura in circa.
Donna che sei svanita
e volatilizzandoti dissolta
dalla mia vita
quanto vorrei vederti un’altra volta.
Alla fermata del bus,
sul molo, all’aeroporto, alla stazione.
Il mondo è un rebus
di cui nessuno sa la soluzione.
Perché – ne sono certo –
le cose hanno un significato loro,
come un lacerto
di una distrutta mappa del tesoro.
Donna che sei svanita
ti trovo dove solo in parte sono:
tra le mie dita,
sotto le palpebre, nell’ultrasuono
e negli spazi bianchi
tra le parole “ancora” e “amo” e “ti”.
Quanto mi manchi
tu che ora sei ovunque ma non qui.
Pensavo fosse amore
Palpeggiamenti e palpiti
fra tutti e due discerno
con quanta furia scalpiti
il cuore nello sterno.
I nervi sono fulmini
che abbagliano le membra;
sembra che tutto culmini
in una vetta. Sembra.
Ma quella forza
si placa e smorza,
finisce lì. Non era
poi tutta questa furia.
Pensavo fosse amore
e invece era lussuria.
Ti guardo ed una serie
di cose mi sconquassa:
il sangue nelle arterie
ha la pressione bassa;
sento che aumenta il battito,
si mozza il fiato e resta
in gola, e sono madido
di sudore e la testa
si disorienta,
è sonnolenta
e mi diventa nera.
Gli occhi, così, li abbasso…
Pensavo fosse amore
e invece era un collasso.
Mi sento molto stupido
e contagioso: rido.
È stato un anno cupido
ma non perciò Cupido
a destra e a manca sfreccerà,
perché, sebbene cieco,
sa già quanto sia becera
l’umanità, che spreco
l’amore sia
per noi. Va via,
raggiunge l’alta sfera
di un mito senza età.
Pensavo fosse amore
e invece era chissà.
Qualcuno al buio mormora
una promessa casta
sperando che la formula
funzioni; ma non basta.
Ci rivediamo in un bar
che non esiste più
per fare una macumba
con bambole voodoo
e matrioske
con facce fosche.
Si muta la chimera
in incubo, l’ennesimo.
Pensavo fosse amore
ed era un incantesimo.
Lascio che mi raggiungano
le immagini che spargo.
Il tempo non si allunga, no,
ma si può fare largo.
Io ti scrivevo lettere
appassionate e oscene
e ora potrei scommettere
che le hai buttate: bene.
Mi sembra giusto.
Io te ne imbusto
ancora, con la cera,
e dopo le stropiccio.
Pensavo fosse amore
e invece era un capriccio.
E se anche fosse? Immagina:
se fosse solo questo?
Melensa testardaggine
che serve da pretesto
ai bassi istinti, all’alea
(la freccia di Cupido),
a dare un po’ di sale
alla squallida libido;
che cosa cambia?
La vita è più ampia
così, e vera.
Pensavo fosse amore
e lo era, lo era.
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