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lunedì 31 agosto 2015

Vanità a lume di candela

La croce in legno scuro e in chiaro il Cristo
le mani e i piedi in quella posa atroce
e tesa. Metto a testa in giù la croce
più che per l'Anticristo per San Pietro.

Dentro una scatola di carta smisto
la sabbiolina nera di una mia
clessidra: nel trasloco da Pavia
a Torino la ruppi e adesso il vetro

affiora tra i granelli. Ecco così
l'ho tramutata in un giardino zen.
Sono seduto a lume di candela

- a casa hanno tagliato la corrente.
Sul tavolo lo specchio mi rivela
un'altra fiamma e oltre le fiamme me.

Vanità con topo

Tanti minuscoli cilindri neri
sul pavimento della sacrestia.
Sul tavolo una scatola coi ceri
- oh gli stoppini come sono corti! -

accanto ad una pisside dorata.
Un po' più in là, sopra alla scrivania
in un registro con diverse date
cognomi e nomi di persone morte.

Nessuno sa cosa succede dopo.
L'acquasantiera è rorida, il turibolo
cela l'incandescenza dell'incenso.

Un crocifisso al muro, su una mensola
un teschio che ha fuori asse la mandibola;
da un'orbita oculare sbuca un topo.