mercoledì 23 settembre 2015

Le due candele

In una chiesa, l’una accanto all’altra, c’erano due candele: una in cera e l’altra elettrica. Quest’ultima disse alla prima:
– Poverina, ma guarda come sudi! La tua fiammella ti consuma continuamente. Io, invece, brillo senza fatica.
– È vero – rispose la candela di cera – morirò prima di te, logorata, ma la luce che faccio è mia, mentre quella che fai tu proviene dal sistema elettrico e non ti appartiene.
Lettore, da quale di queste due candele vorresti essere commemorato?

martedì 22 settembre 2015

Il topo di biblioteca e la cornacchia

Un topo di biblioteca vagava meditabondo per il mondo, portando con sé un pesante incunabolo. Quando arrivò sotto un albero, sentì rantolare una cornacchia. Allora il topo le chiese:
– Mi scusi, lei rantola come una cornacchia: è una cornacchia per caso?
E la cornacchia, rantolando, rispose: – Sì.
– E sta morendo?
Un altro rantolo, un altro sì.
– E di cosa, di grazia, sta morendo?
– Di vecchiaia – gracchiò la cornacchia.
– E mi scusi se sono indiscreto, ma quanti anni ha, di preciso?
– Ottanta.
– Oh! – disse il topo, e aprendo l’incunabolo corresse l’informazione che diceva che le cornacchie vivono mille anni. Appena richiuse il libro, ringraziò la moribonda cornacchia:
– Ma lei è proprio sicura che sta morendo?
La cornacchia cadde dall'albero e stramazzò al suolo.

lunedì 21 settembre 2015

Le buone tradizioni di una volta

Nonostante la mia fede non sia delle più solide, mi considero abbastanza devoto di San Matteo.
San Matteo ricorre il 21 settembre e a Salerno è giorno di festa.
Non escludo che se mi fossi trovato lì sarei andato alla processione.
L'ultima volta che ho visto la processione ho detto a una ragazza che era accanto a me che quando passa la statua del Santo la tradizione vuole che si debba dare un bacio al proprio vicino e lei ha fatto finta di crederci.

venerdì 11 settembre 2015

Panda zen

Un panda che credeva nei principi zen seguiva una pista di bambù, pensando: «Il bambù è vita, io mangio il bambù». La pista portava in una grotta e lì il panda entrò a sgranocchiare comodamente il bambù, quando lo sportello si chiuse davanti a lui, lasciandolo al buio. Solo allora, grazie ai principi zen, si rese conto di essere caduto in una trappola. Quando riaprirono il portello si trovava in Germania, a Berlino, ed era divenuto proprietà dello zoo. La gabbia in cui viveva era molto più angusta delle foreste in cui era cresciuto. Giorni dopo vide una bambina che si drogava e pensò: «A ognuno la sua schiavitù».

giovedì 10 settembre 2015

Il dodo e l'immortalità

L’ultimo esemplare di dodo maschio sulla terra si innamorò dell’ultimo esemplare di dodo femmina che, non avendo altra scelta, ricambiò il suo sentimento. Lei però aveva spesso mal di testa e rimandava così di giorno in giorno il momento in cui avrebbero salvato la propria specie. Il dodo, in trepidante attesa, vagava per la foresta, quando un giorno incontrò un gruppo di cacciatori britannici che, non appena lo avvistarono, gli puntarono contro i fucili e fecero fuoco. Il dodo riuscì miracolosamente a mettersi in salvo, ma non si allontanò: si nascose tra le fronde di un albero vicino per ascoltare i discorsi dei cacciatori e capire quale odio li spingesse a sparargli addosso. «Hai visto? Un dodo! Un esemplare magnifico! Immagina che figurone farebbe nel mio salotto: tutta la nobiltà di Londra lo ammirerebbe estasiata!». Il dodo pensò alla gloria che avrebbe ricevuto dopo la vita. Che cosa lo tratteneva? Pensò all’eventuale e sicuramente ingrata discendenza che avrebbe avuto da sua moglie. Uscì allo scoperto, atterrò e lentamente avanzò verso il lord che, ricaricato il fucile, lo scaricò sulla preda, lasciando ben poco da impagliare per il salotto.

martedì 8 settembre 2015

Non ci sono più i prìncipi di una volta

C'era una volta una principessa bellissima, prigioniera in una torre inespugnabile. Uno stregone malvagio aveva posto a guardia della torre un drago ferocissimo, e tutti i principi che avevano tentato di salvarla avevano fatto una brutta fine. La povera principessa non aveva mai nessuno con cui parlare e si sentiva terribilmente sola e triste.
Un giorno, mentre giocava a solitario come al solito, udì un sibilo che aumentava d'intensità. Stava per affacciarsi alla finestra, quando fu investita da una nube di polvere e calcinacci.
- Ahi! Ahi! Che male! - disse la figura che uscì dal polverone.
- Chi sei?
- Sto bene, sto alla grande!
- Ehi, dico a te che sei piovuto dal cielo!
- Ah, sì, io sono un principe, un principe azzurro.
- Mio salvatore! Come hai fatto ad arrivare qua?
- Beh, modestamente, mi sono fatto catapultare.
- Che bello! E come mi porterai via dalla torre?
- In realtà, non c'è una via d'uscita.
- E allora che sei venuto a fare?
- A farti compagnia.

domenica 6 settembre 2015

L'asino vola

Il cavallo e il coniglio chiacchieravano tranquillamente del più e del meno. Sopraggiunse l’asino e chiese:
– Posso chiacchierare anch’io con voi?
– No! - risposero in coro i due.
– E perché? - chiese timidamente l’asino.
– Perché noi siamo famosi – disse il cavallo – lo sai che gli uomini dicono: «Hai i denti da coniglio». E poi dicono anche: «A caval donato non si guarda in bocca». E i denti dell’asino?
– Vabbe’, però...
– E poi – aggiunse il coniglio – noi portiamo fortuna: pensa al ferro di cavallo o, modestamente, alla zampa di coniglio. Tu invece? Mi sa che porti un po’ sfiga.
– Non saprei... – tentò di rispondere l’asino, mentre veniva cacciato via.
Sconsolato, l’asino si inerpicò allora per un sentiero di montagna, finché non si trovò su una rupe a strapiombo e sospirò profondamente.
– Ehi, un asino che vola! – disse il cavallo, guardando la scena dal basso.
– Eh no! – disse il coniglio.