C'era una volta una principessa bellissima, prigioniera in una torre inespugnabile. Uno stregone malvagio aveva posto a guardia della torre un drago ferocissimo, e tutti i principi che avevano tentato di salvarla avevano fatto una brutta fine. La povera principessa non aveva mai nessuno con cui parlare e si sentiva terribilmente sola e triste.
Un giorno, mentre giocava a solitario come al solito, udì un sibilo che aumentava d'intensità. Stava per affacciarsi alla finestra, quando fu investita da una nube di polvere e calcinacci.
- Ahi! Ahi! Che male! - disse la figura che uscì dal polverone.
- Chi sei?
- Sto bene, sto alla grande!
- Ehi, dico a te che sei piovuto dal cielo!
- Ah, sì, io sono un principe, un principe azzurro.
- Mio salvatore! Come hai fatto ad arrivare qua?
- Beh, modestamente, mi sono fatto catapultare.
- Che bello! E come mi porterai via dalla torre?
- In realtà, non c'è una via d'uscita.
- E allora che sei venuto a fare?
- A farti compagnia.
martedì 8 settembre 2015
Non ci sono più i prìncipi di una volta
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domenica 6 settembre 2015
L'asino vola
Il cavallo e il coniglio chiacchieravano tranquillamente del più e del meno. Sopraggiunse l’asino e chiese:
– Posso chiacchierare anch’io con voi?– No! - risposero in coro i due.
– E perché? - chiese timidamente l’asino.
– Perché noi siamo famosi – disse il cavallo – lo sai che gli uomini dicono: «Hai i denti da coniglio». E poi dicono anche: «A caval donato non si guarda in bocca». E i denti dell’asino?
– Vabbe’, però...
– E poi – aggiunse il coniglio – noi portiamo fortuna: pensa al ferro di cavallo o, modestamente, alla zampa di coniglio. Tu invece? Mi sa che porti un po’ sfiga.
– Non saprei... – tentò di rispondere l’asino, mentre veniva cacciato via.
Sconsolato, l’asino si inerpicò allora per un sentiero di montagna, finché non si trovò su una rupe a strapiombo e sospirò profondamente.
– Ehi, un asino che vola! – disse il cavallo, guardando la scena dal basso.
– Eh no! – disse il coniglio.
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sabato 5 settembre 2015
Pisciaiuoli & Pecorari
Domani si disputerà all'Arechi il derby Salernitana - Avellino.
La cosa dovrebbe lasciarmi indifferente, ma ero a Salerno quando è uscito il calendario e ho visto mio fratello, i suoi amici e la gente per strada così eccitata che mi sono eccitato anch'io per loro.
Quando ero piccolo ero convinto che Ceramicola tirasse bombe da lontano e fosse meglio di Pelè, perché grazie a un suo gol la Salernitana pareggiò (e, quindi, pareggiammo?) contro l'Avellino.
Come tutti i miei coetanei conoscevo a memoria i cori contro l'Avellino:
Dietro ai monti c'è un paese
là ci trovi l'avellinese
la bucolica parodia della sigla di Heidi:
Bianco-verde
ti sorridono i monti
bianco-verde
le caprette ti fanno ciao
bianco-verde
qui c'è un mondo fantastico
bianco-verde
contadino sei tu!
o quello che è sempre stato il mio preferito, perché onirico e surreale:
Il sogno di un granata è svegliarsi un bel mattino
andare dietro ai monti e non trovare più Avellino.
Nelle vacanze del novantatré conobbi una ragazza di Avellino, che si chiamava Sonia: era bellissima, aveva gli occhi color Tirreno d'estate verso mezzogiorno e visto che eravamo in vacanza in Cilento l'accostamento era particolarmente appropriato. In teoria io le stavo pure simpatico, ma la presi in giro durante tutte le vacanze, perché era avellinese, e attorno ai falò o stesi al sole le cantavo in continuazione i suddetti cori.
Che Gesù Cristo abbia pietà di me.
La cosa dovrebbe lasciarmi indifferente, ma ero a Salerno quando è uscito il calendario e ho visto mio fratello, i suoi amici e la gente per strada così eccitata che mi sono eccitato anch'io per loro.
Quando ero piccolo ero convinto che Ceramicola tirasse bombe da lontano e fosse meglio di Pelè, perché grazie a un suo gol la Salernitana pareggiò (e, quindi, pareggiammo?) contro l'Avellino.
Come tutti i miei coetanei conoscevo a memoria i cori contro l'Avellino:
Dietro ai monti c'è un paese
là ci trovi l'avellinese
ma se guardi da più vicino
tu ti accorgi che è un contadinola bucolica parodia della sigla di Heidi:
Bianco-verde
ti sorridono i monti
bianco-verde
le caprette ti fanno ciao
bianco-verde
qui c'è un mondo fantastico
bianco-verde
contadino sei tu!
o quello che è sempre stato il mio preferito, perché onirico e surreale:
Il sogno di un granata è svegliarsi un bel mattino
andare dietro ai monti e non trovare più Avellino.
Nelle vacanze del novantatré conobbi una ragazza di Avellino, che si chiamava Sonia: era bellissima, aveva gli occhi color Tirreno d'estate verso mezzogiorno e visto che eravamo in vacanza in Cilento l'accostamento era particolarmente appropriato. In teoria io le stavo pure simpatico, ma la presi in giro durante tutte le vacanze, perché era avellinese, e attorno ai falò o stesi al sole le cantavo in continuazione i suddetti cori.
Che Gesù Cristo abbia pietà di me.
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venerdì 4 settembre 2015
Nel blu dipinto di blu
La costellazione dello Scorpione disse a quella del
Toro:
– Sai, le luci che compongono le linee per cui io sono lo Scorpione e tu sei
il Toro possono essere viste solo dalla Terra, solo da là. Appartengono a
sistemi diversi, anche lontanissimi tra loro.
E il Toro rispose:
– Ah, non ci avevo mai pensato.
E lo Scorpione aggiunse:
– E sai, quelle stesse luci sono così lontane che in realtà si riferiscono a
stelle che non esistono più.
E il Toro concluse:
– Quindi noi non esistiamo.
– Già – gli rispose lo Scorpione, e non parlarono più.
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giovedì 3 settembre 2015
Il topo di biblioteca e la salamandra
Un topo di biblioteca vagava meditabondo per il mondo,
portando con sé un pesante incunabolo. Quando arrivò sotto a un portico e vide
una salamandra appesa alla parete le chiese:
– Mi scusi, lei è una salamandra?
E la salamandra rispose:
– Certo.
Allora il topo brandì un lanciafiamme e lo azionò
contro la salamandra, che carbonizzata precipitò a terra. Il topo si sincerò
delle sue condizioni e, quando constatò che era deceduta, aprì il pesante
incunabolo e lesse: «La salamandra vive nel fuoco». Scosse il capo e aggiunse
tra “salamandra” e “vive” un “non”.
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mercoledì 2 settembre 2015
Piccolo grande amore
In una città celebre per la parsimonia dei suoi cittadini un venditore ambulante di verdure sostava con il suo carretto di fronte alla basilica dell'Annunziata. Era mattino presto: le donne si affrettavano alla prima messa e varcavano ancheggiando il portone, sotto lo sguardo compiaciuto dell'ambulante.
Ma nel frattempo un mazzetto di basilico aveva occhi solo per il suo grande amore:- Basilica! Perché siete così fredda? Io vi amo tanto!
- Non siate insolente, con quale diritto mi rivolgete la parola?
- Ecco, fredda e bellissima. Possibile che siate così indifferente al mio amore?
- Ma quale amore! Non vedete come siete piccolo e mingherlino, e poi...
- E poi?
- E poi, beh, insomma, lo sapete, io sono una donna di chiesa!
- Ma il mio amore è puro!
- Vi ho detto no, non mi scocciate: non vedete quanta gente importante devo accogliere? Non ho tempo per voi.
Il basilico stava per ribattere che neppure lui aveva molto tempo, ma proprio in quel momento il venditore lo prese dal banco e lo consegnò ad una massaia con cui stava contrattando il prezzo da mezz'ora.
La basilica fece finta di non essersene accorta, e continuò per secoli ad accogliere i credenti. Ma tutte le volte che in un'omelia sentiva pronunciare la parola “amore” si commuoveva al ricordo di quel suo mazzetto innamorato.
martedì 1 settembre 2015
Il pesciolino che non sapeva nuotare
C’era
una volta un pesciolino che non sapeva nuotare. Se ne stava fermo a metà strada
tra la superficie e l’abisso, da solo. Ogni tanto gli si avvicinava qualche
altro pesciolino e gli chiedeva come mai non si muovesse mai di lì, o
semplicemente come stesse. Rispondeva a monosillabi, lui, o se ne restava muto
come un pesce. Un giorno apparve uno squalo in lontananza e tutti i pesci
scomparvero, tranne lui. Lo squalo lo puntò stupito; poi sogghignò. Gli si
appropinquò, allora, lentamente, puntandolo, muovendo la pinna a destra e a
sinistra. Il pesciolino restava fermo. Lo squalo, avvicinandosi, si domandava
se la sua preda fosse coraggiosa o non si fosse in realtà accorta della sua
presenza, ma, quando vide che il pesciolino ricambiava con fermezza il suo
sguardo, non ebbe dubbi. Accelerò e spalancò le fauci, e l’unica cosa che il
pesciolino disse prima di essere inghiottito nel gorgo dello stomaco fu: «Finalmente!».
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